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La partecipazione giovanile non si limita al rapporto giovani-istituzioni, ma vanno considerate tutte le forme in cui si esprime. Cioè esiste oggi un concetto di “partecipazione allargata”, che sottende forme diverse ed originali, tra cui, ultima, quelle dei “movimenti”. Se uno degli aspetti positivi di queste forme è la presa di coscienza della necessità di rivedere alcune modalità ed assetti della nostra società, rimandando quindi a “soluzioni politiche”, è vero anche che i moti partecipativi di oggi sono senz’altro più vasti della stessa partecipazione politica. La crisi della partecipazione si risolve individuandone i virus, cioè quegli elementi che ne impediscono l’attuazione (vedi più avanti).
Il gruppo è il luogo per eccellenza di mediazione fra individuo e società, ma oggi la gruppalità vive una fase di forte “sovraccarico”, in quanto investita di più problemi, rispetto a quanti ne possa realmente digerire . Ciò determina una pressione che può sfociare anche nella cosiddetta “aggressività di gruppo” (il “branco”).
Ma c’è invece bisogno che il gruppo regga, che faccia un’operazione clinica, di analisi, che rifletta, mentre spesso il gruppo non riesce più ad essere un luogo di rielaborazione. Allora sono le diverse e plurime situazioni partecipative che l’individuo vive ad aiutarlo a riposizionarsi. E partecipare significa vivere tutte le esperienze che aiutano a ricollocarsi. È un’idea di partecipazione molto più ampia, tanto che sono individuabili alcuni “gradini” della partecipazione. Infatti:
1. c’è partecipazione quando c’è relazione tra adulti e giovani, fra generazioni. Si pensi al fare l’amore come metafora della partecipazione. Partecipazione è esserci nelle cose che si fanno, dandogli senso…ed essere poi soddisfatti. Non c’è partecipazione quando non si è nelle cose che si stanno facendo. Partecipazione dunque è relazione intergenerazionale, in cui chi è coinvolto è presente a sé stesso. Nella relazione tra generazioni, l’adulto è la storia dell’uomo che si fa presente, qui ed ora. L’opposto della partecipazione è allora la scissione;
2. aiuta la partecipazione ogni azione che implica uscita dalla vita quotidiana. Frequentando mondi di significati diversi dalla quotidianità è possibile riposizionasi, trovare nuove interpretazioni di senso.
Ecco che la musica, un viaggio, una festa, fare l’amore…sono azioni di partecipazione, nelle quali è possibile uscire e prendere delle distanze dalla vita quotidiana e realizzare poi una scoperta, un apprendimento. Una precondizione è che l’uscita dal quotidiano debba essere gestita bene e perché lo sia è molto importante l’elaborazione culturale. Ma anche elaborare idee permette di riposizionarsi, anche se oggi sembra non se ne elaborino più molte…;
3. c’è partecipazione quando si arriva a chiedersi cosa se ne fa dell’altro, perché realizzando l’altro si realizza sé stessi. La sfida è superare la scissione e questo avviene quando si ha cura dell’insieme. Così la comprensione dell’altro mette in discussione l’individualismo. E sono innumerevoli i microluoghi dove si incontra l’altro;
4. c’è partecipazione quando ci si unisce ad altri per risolvere un problema, provando a condividerlo, formando così delle gruppalità e partecipando a più gruppi; ma anche un certo modo di consumare non è fruire, ma partecipare. Per esempio in un Progetto giovani, si possono organizzare attività con pochi giovani e poi ne fruiscono molti altri. Anche questi “molti” partecipano, se l’iniziativa è occasione per dare senso al quotidiano;
5. va riscoperta la politica, il mettersi insieme per risolvere i problemi della comunità locale.
Riprendendo ciò che è stato detto all’inizio, è importante individuare i virus, cioè tutto quello che potrebbe ostacolare la partecipazione, intesa come uscita dai vincoli e dall’isolamento. Si tratta dell’ansia eccessiva, dell’egocentrismo (che non è detto che sia egoismo, ma è una forte centratura su di sé), della “tribù”, del pensiero semplificato, dell’espertismo (per cui per ogni problema c’è un esperto che dà la soluzione), dell’incertezza e dell’insicurezza dell’oggi. Ed è a fronte della complessità che è possibile prendersi un virus.
Le forme di partecipazione giovanile oggi non sono più solo quelle tradizionali, ma ve ne sono di nuove e diverse. Ad esempio una volta, parlando di partecipazione, si sarebbero sicuramente usati anche altri tre vocaboli quasi come sinonimi: appartenenza, militanza e rappresentanza. Oggi invece va ridefinito il senso di questi termini e così appartenenza oggi significa più una ricerca di luoghi di espressione di sé, che non invece l’indossare una “casacca” definitiva. Militanza oggi è più legata al cogliere opportunità (di tipo “user”, dice lo Iard), tipo i grandi movimenti e le grandi adunanze massmediatiche (es. per le primarie, per i funerali del Papa, piuttosto che per il concerto del 1 maggio a Roma o le grandi manifestazioni sindacali sul lavoro, o il Global Forum a Firenze, o il giubileo dei giovani o il G8 a Genova) che spesso però poi producono poco sul territorio in termini di impegno concreto. Rappresentanza: non sono certo le tradizionali forme di rappresentanza ad avere oggi il favore dei giovani, a partire da sindacati e partiti. In particolare questi ultimi sono messi agli ultimi posti anche dagli Assessori alle politiche giovanili quando devono ricercare soggetti del territorio con cui coprogettare. Così quei pochi giovani nei partiti o i movimenti giovanili dei partiti non sono risorsa progettuale nemmeno per gli Amministratori locali. E questo la dice lunga…Allora ecco le nuove forme, ancora caratterizzate da elementi quali spazio e presenza fisica, anche se con l’avvento delle nuove tecnologie informatiche non è più solo così. Ma contemporaneamente (come già) si registra anche il fenomeno dei “movimenti”. Nasce così il concetto di “partecipazione allargata”, che sottende forme e formule diverse, originali e molteplici di partecipazione giovanile alla vita della città, oltre all’associazionismo giovanile in senso stretto ed al volontariato, che sono: la peer education, le leve civiche, il partecipare ad attività sportive, il fare musica insieme agli amici, suonare in una band, frequentare i centri di aggregazione giovanile (oratori, centri sociali, Cag), fino alle forme di espressione giovanile (graffiti e stikers ad esempio), all’allestire piste di skate, ma anche e semplicemente frequentare il gruppo informale di amici ed oggi, probabilmente, il creare con le nuove tecnologie siti internet, il chattare, l’uso di sms ed mms, il prendere parte ed eventi o movimenti, essere coinvolti in microprogetti locali, ed in azioni informative sul proprio ambito di impegno e/o di interesse.
Se queste sono le forme, bisogna corrispondere con strumenti ed interventi che favoriscano la partecipazione e l’associazionismo giovanile ed il suo rapportarsi con l’ente pubblico perché così si permette l’incontro tra giovani ed istituzioni, primo passo per conoscersi e co-costruire insieme un “pezzo di città”. In questi processi favorire la partecipazione significa sviluppare un più alto grado di relazionalità, di intensità dei legami, di livello di fiducia che si costruisce in una comunità (cioè il “capitale sociale”, il cui accumulo rende la città e l’individuo più sicuri perché più vivibili). Gli esiti di questa sfida sono più alti livelli di fiducia tra le persone (giovani stessi, ma anche giovani ed adulti), collante per la costruzione di significativi legami sociali. Perché ciò avvenga è necessario che siano garantiti spazi per ritrovarsi e scambiarsi idee, in cui il “clima” sia buono e ci sia anche una dimensione di svago e di piacere, perché in questi contesti possono emergere potenzialità, idee e risorse di chi vi partecipa.
Questo “prendere parte” dei giovani ad attività e a progetti che li interessano e che loro stessi organizzano è importante perché spesso è la prima tappa di un processo che porterà i giovani a coinvolgersi maggiormente nella vita della collettività, ivi compresa la vita politica. Ma non solo: la partecipazione dei giovani non ha l’unica finalità di formare dei cittadini attivi o di costruire una democrazia per il futuro. Perché la partecipazione abbia un vero senso, è indispensabile che i giovani possano esercitare fin da ora un’influenza sulle decisioni e sulle attività, e non unicamente ad uno stadio ulteriore della loro vita.
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